Il playground Ida Nomi Pesciolini
Pubblicato sul Malborghetto del dicembre 2025
Cronaca di un progetto mai nato
Ho aspettato diverso tempo prima di mettere per iscritto la vicenda che vi andrò a raccontare. Un po’ perché non condivido la polemica fine a sé stessa – anche quando è sacrosanta -, un po’ perché vige in me sempre un barlume di speranza che le cose, un domani, possano cambiare e che questo progetto possa comunque trovare una sua realizzazione.
Partiamo dall’inizio. Durante i primi mesi di lockdown della pandemia di Covid-19 il tempo libero a disposizione si era dilatato in modo del tutto inaspettato. Fu così che, rileggendo un po’ di appunti presi anni addietro durante una chiacchierata con alcuni amici ondaioli – i fratelli Cancelli e Filippo Salvini -, provai a mettere giù un progetto che mi aleggiava in testa da un po’. L’idea era quella di proporre una riqualificazione di una porzione del nostro territorio: l’area nota come piazzale di Santa Croce1, ma conosciuto anche come “della mensa (universitaria)” o “di Sant’Agata” per la contiguità con l’omonima strada. La caratterizzazione però non sarebbe stata legata all’appartenenza contradaiola, bensì ad un fatto storico e all’utilizzo di quello spazio che ne è stato fatto dai cittadini senesi fino agli anni ’60 del ‘900. Forse molti non sapranno, infatti, che, nei locali che attualmente ospitano la mensa universitaria, si trovava, da fine ‘800, la prima palestra della Associazione Ginnastica Senese “Mens Sana in Corpore Sano 1871”, dove si tenevano corsi di ginnastica, scherma, tiro a segno2.
Erano anni in cui lo sport iniziava a rappresentare un fattore determinante di socialità e di salute fisica così anche lo spazio esterno, nel piazzale appunto, era adibito a campo sportivo per le varie attività della sopracitata società sportiva senese. Fu proprio lì, negli spazi della neonata Polisportiva, che nell’aprile del 1907, fu mostrato al pubblico, per la prima volta in Italia, un nuovo gioco proveniente dagli Stati Uniti: la pallacanestro. O Palla al cerchio, come lo definì la pioniera italiana di questo sport, la maestra di ginnastica Ida Nomi Venerosi Pesciolini.
Tanto fu impattante quella dimostrazione che fino ai primi anni ’60 quel piazzale è stato anche il primo campo da gioco della gloriosa Mens Sana Basket.

La nostra idea si figurava così in modo abbastanza semplice: riqualificare un’area in stato di abbandono e al tempo stesso valorizzare un personaggio storico, unico in Italia, non molto noto nella sua città natale. La stesura di una metà campo di basket affrescata a terra e l’inserimento di un canestro avrebbero coniugato queste due funzioni, aggiungendone una terza non meno importante: la restituzione di uno spazio degradato alla cittadinanza, in particolare a quella di giovane età, che avrebbe potuto trovare, in centro storico, uno spazio per giocare a pallacanestro. L’unico possibile.
Il processo per portare avanti simili progettualità, per chi è neofita dell’ambiente, non è agevole: prima si incontra l’assessore a cui si sottopone un’idea di massima, magari accompagnato da qualcuno che certifichi che il proponente non sia un mitomane, poi si cerca di capire di chi è il fondo, poi si disegna il progetto, si cercano i finanziatori, si media con chi ha qualche interesse legittimo in quel posto e infine, forse, si parte.

Come si presenta attualmente il piazzale di Sant’Agata
Grazie alla competenza dell’architetta Marta Garosi, alla disponibilità del geometra Francesco Roveti e al supporto dell’amico Francesco Bocci, il progetto di massima a settembre 2022 fu presentato all’assessore competente. L’indomani il Sindaco si dichiarò entusiasta. Eravamo anche riusciti a portare a bordo il DSU, l’Università era favorevole così come il CONI provinciale, la Mens Sana Basketball e come il Seggio della Contrada dell’Onda che aveva colto il valore di questa proposta, in particolare per le giovani generazioni. In più avevamo trovato, grazie a Luca Barducci, nella sezione senese di Sport&Salute l’ente che avrebbe finanziato tutta l’operazione. La ciliegina sulla torta era la disponibilità dell’artista Benedetto Cristofani a occuparsi dell’opera d’arte.

L’immagine sul campo era un riempitivo generico per evidenziare l’area su cui sarebbe sorto il playground. Non è stato compreso. Forse non si è voluto capire.
Cosa poteva andare storto? Ovviamente tutto.
Appena iniziato il 2023 la campagna elettorale per il nuovo Sindaco infatti entrò nel vivo e il progetto subì un lungo stop fino a quando, a novembre 2023, l’AD di Sport&Salute, il senese Diego Nepi Molineris, prese tutti in contropiede dichiarando che a Sant’Agata sarebbe sorto un campo di basket. L’interlocuzione con la nuova giunta stava procedendo molto lentamente, ma questa affermazione, riportata anche sui quotidiani locali, ci dette un nuovo impulso. Ho scritto al plurale perché Marta e Francesco, che non smetterò mai di ringraziare, oramai erano diventati motore e volante del progetto. Senza di loro, come si suol dire, non avrei cavato un ragno dal buco.
Dopo un periodo estenuante di incontri, rilievi, telefonate, e-mail, rinvii e lunghe attese – che non menziono per evitare spiacevoli conseguenze – eravamo riusciti a mettere tutti d’accordo. Per caso avevamo anche trovato l’unico discendente rimasto di Ida Nomi Pesciolini, il quale si era dimostrato entusiasta – come poteva essere diversamente? – di quest’omaggio, seppur tardivo, alla sua antenata. Mancava solo l’ultimo scoglio, il mostro finale del videogame, quello che senza il suo via libera nessuno si muove, soprattutto in un centro storico, marchiato UNESCO, come Siena: la Soprintendenza. Dopo un primo incontro interlocutorio, nei primi di aprile del 2024 il sogno, oramai condiviso con tantissime persone che credevano nel recupero del luogo simbolo della grande epopea del basket senese, si interruppe bruscamente. Dopo pochi minuti, il dibatto prese una piega surreale con la proposta di spostare il campo in un’altra zona dell’area (non visibile e non storicamente collegata), adducendo problematiche come il colore utilizzato nel progetto (ma il disegno nel rendering era un mero riempitivo), il materiale della pavimentazione, gli eventuali rumori prodotti dal gioco fino all’eventuale (non) vestiario degli eventuali fruitori. Il coltello dalla parte del manico però era loro e quando i rappresentanti del Comune, senza alcun minimo tentativo di contrapposizione, assecondarono i dubbi del Soprintendente, capimmo che saremmo usciti di lì con un niente di fatto in mano. Quattro anni di lavoro evaporarono in mezz’ora.
E adesso? Nonostante il leitmotiv che ci ha accompagnato in tutto questo periodo fosse “meglio di com’è adesso, qualsiasi cosa!”, al momento il piazzale è sempre più degradato, sia nella parte di collegamento, dove si trovano i cassonetti, sia nella parte dell’accesso alla Mensa dove sono parcheggiate abusivamente le auto. Non proprio un bel biglietto da visita per i tantissimi visitatori che proprio da lì accedono alla città. Per fortuna, superato l’ingresso che porta in via Sant’Agata, la vista dell’arco di San Giuseppe, della Torre del Mangia e della nostra fontanina dona ai visitatori uno degli scorci più belli della città e tutto passa in secondo piano.
La speranza è che un domani si possa proporre con ancora più forza e convinzione questo progetto, per restituire alla città un nuovo spazio sociale e per rendere omaggio a quella senese che più di cento anni fa si incaponì nel voler presentare questo nuovo gioco della “palla al cerchio”. Lei ha avuto ragione, speriamo di averla anche noi.
- Il Piazzale di Sant’Agata e il camminamento fino all’inizio degli Orti dei Tolomei appartengono alla Contrada Capitana dell’Onda per un accordo stipulato in Comune nel 2001 con la Contrada della Tartuca, unico di caso di accordo dopo il “Bando sopra la nuova divisione, e riforma de’ Confini delle Contrade della Città di Siena” del 1730 ↩︎
- La palestra rimase attiva fino al 1973 quando, fra le proteste dei liceali del Piccolomini, fu deciso il cambio di destinazione a mensa universitaria. Per inciso, dopo oltre 50 anni, le scuole superiori dell’ex Convitto Tolomei ancora non hanno una palestra e girovagano per la città in cerca di impianti alternativi. Il campo esterno invece era già caduto in disuso da alcuni anni, essendo la Polisportiva bisognosa di spazi più ampi e strutture più adeguate alle necessità del tempo. Pochi anni dopo, nel 1976, sarebbe sorto, infatti, il Palasport di viale Sclavo, che ancora oggi ospita le partite della Mens Sana Basket. ↩︎


